mercoledì 24 maggio 2017

E' tutto strano! Non solo i capelli!

Quello che ho da dire su questo libro è un grande e gigantesco punto interrogativo saltellante.
Non ho capito se l'ho odiato o se mi è piaciucchiato.
Davvero, non lo so!
Si tratta del libro "La ragazza dai capelli strani" di David Foster Wallace.

Il libro è formato da una serie di racconti. E già qua la faccenda non mi entusiasmava granché perché in genere prediligo un'unica storia. Però non ci si tira mai indietro davanti ad un libro, perciò ho proseguito il mio cammino.

Sono arrivata alla conclusione che quel libro è lo specchio della società e della cultura americana, raccontata tramite storie stilisticamente diverse fra loro.
Ogni storia ha un tema principale, fra cui l'omosessualità, il potere all'interno del lavoro (e nelle classi sociali!), le differenze di stile, l'instabilità della mente umana, la vastità dei sentimenti e gli effetti che hanno sulla nostra esistenza, l'importanza, ahimè, delle apparenze, i figli e i loro problemi, storie d'amore ormai logorate ecc...


"I mari sono mari solo quando si muovono"" sussurra Julie. 
"Sono le
onde a impedire che i mari siano semplicemente
delle enormi pozzanghere.
I mari sono fatti soltanto delle loro onde. E ogni onda del mare alla fine è destinata
a incontrare ciò verso cui si muove, e a infrangersi.
Tutto quello che avevamo davanti agli occhi, tutte le volte che me lo chiedevi, era ovvio.
Era ovvio ed era una poesia, perché eravamo noi."

Ci sono racconti che ho amato ed altri che non riuscivo a finire, questi spesso caratterizzati da periodo infiniti! Ma così infiniti che spesso mi ci perdevo dentro e mandavo segnali di fumo per farmi tornare a prendere!

Mi sono angosciata, emozionata, annoiata, divertita. Un mix di robe mentre leggevo.

In alcuni casi il buon David mi ha ricordato molto Palahniuk!

E una cosa che mi è piaciuta un sacco è l'uso di termini inventati, come "cetriolescamente"!
Cetriolescamente è bellissimo, dai!

E' vero anche che è il primo libro di Wallace che leggo, perciò non mi sento di bannarlo per sempre dalla mia vita. E probabilmente voi che lo amate mi tirerete virtualmente contro i pomodori, però oh! Son sincera!

Quindi, mi è piaciuto? Non male, ma neanche il libro dei libri!
Diciamo che in una scala da 1 a 10 si becca un 6.


Se avete dei titoli suoi da consigliarmi, dite pure eh!
E, inoltre, se avete scritto qualcosa e volete farmelo leggere per avere una mia recensione o segnalazione, l'email la trovate lassù in alto.
Idem il mio profilo Instagram.

Dopo questo spazio pubblicitario alla Mastrota, vi saluto!
Alla prossima!

mercoledì 17 maggio 2017

"In ognuno di noi c'è un altro che non conosciamo"

Le parole di Jung che troviamo non appena si apre il libro "Avrò cura di te" sono l'epicentro del romanzo.
E sono anche un'ineluttabile realtà.

Gioconda, detta Giò, è una giovane donna che dopo esser stata lasciata da suo marito Leonardo (ma che meraviglia di coppia è?! Leonardo e Gioconda!) si perde in se stessa. Si trasferisce così a casa dei nonni paterni, quelli che da sempre vede come l'emblema del vero amore. Scartabellando fra le vecchie cose che abitano quella casa ormai silenziosa, trova un biglietto in cui, con la sua calligrafia e qualche errore ortografico, sua nonna ringrazia il suo angelo custode.
Gioconda decide di provare, di lasciare anche lei un biglietto. Ed è così che iniziano gli scambi di lettere con Filèmone, il suo angelo custode.

Nonostante i dubbi iniziali nei confronti di questo angelo così saggio e giusto, Gioconda instaura fin da subito una sorta di amicizia con Filèmone che tutto vede e tutto sa. Da sempre.
Tormentata da una storia finita, con una famiglia un po' problematica alle spalle e con il pensiero di essere sbagliata, Gioconda lascia che Filèmone si prenda cura di lei.
E lui lo fa, spesso essendo anche troppo pungente, dispensando consigli, carezze, facendole aprire gli occhi, rassicurandola, facendole capire che non è mai troppo tardi per riprendersi ciò che si è lasciato indietro nel proprio cammino, che spesso le colpe che ci attribuiamo da soli non sono altro che la somma di tutte mancanze che altri hanno avuto nei nostri confronti e che non siamo i soli ad essere o ad aver sbagliato.
Filèmone insegnerà a Gioconda ad essere meno egoista, a guardare l'amore sotto una luce diversa, ad avere più rispetto per se stessa e per le sua convinzioni. Le insegnerà ad essere una donna nuova.

"In una parola, bisogna sapere amare.
Un'impresa ostinata che non prevede ricompense né riconoscimenti ufficiali,
spesso nemmeno da parte dell'oggetto del nostro amore.
Solo la sensazione di essere un po' più vicini al cielo.
Perché, se l'amore è una discesa dell'eternità nel tempo e nello spazio,
non può limitarsi al miracolo dell'incontro e alla poesia dell'istante.
Deve per forza estendersi alla costruzione di qualcosa di durevole.
Trovarsi rimane una magia, ma non perdersi è la vera favola".


Un libro che mi è piaciuto da matti e che ho riempito di sottolineature. Il che vuol dire che ho ritrovato tante piccole parti di me, lì dentro.

Gli scambi fra Gioconda e Filèmone sono divertenti, scorrevoli e talvolta struggenti.
Filèmone è l'Angelo Custode che tutti vorremmo avere. E' saggio, simpatico, comprensivo, dolce, schietto, chiaro. Una bellissima proiezione del nostro "Io" che viene da "Chissà dove".



Un po' invidio Gioconda. Non solo perché ha saputo riscattarsi ed ottenere quello che voleva, pur prendendosi delle sane dosi di delusioni, ma perché anche a me piacerebbe di tanto in tanto farmi quattro chiacchiere con il mio ipotetico Filèmone. Mi piacerebbe sentirmi dire "sei una capra, che combini?!" o "vai così, che stai andando bene". Sarebbe bello poter dialogare così con noi stessi, compiacendoci quando dobbiamo essere compiaciuti, rimproverati quando c'è bisogno di un rimprovero, abbracciati quando c'è bisogno di un abbraccio. Sarebbe fantastico poter fare tutto questo da soli, con noi stessi, senza bisogno di altre parti, con il nostro "Io".
Io ed Io.

Ho adorato la struttura di questo libro.
Chiara Gamberale che dà anima a Gioconda e Massimo Gramellini a Filèmone.
Voglio un altro libro scritto a quattro mani da loro! Per forza!

martedì 9 maggio 2017

Di concerti, fragole e Cecco e Cipo

Sono poche le cose che mi trasformano da persona riservata e piuttosto silenziosa quale sono a bimbaminkia level 10:
- Il cibo: se mi viene in mente che ho voglia di qualcosa in particolare sfracasso i gabbasisi finché non l'ho vinta. O, se ho fame, sfracasso comunque finché non ottengo cibo. Tipo i cani che ti stalkerizzano finché non ottengono anche un micropezzettino di quello che stai mangiando.
- I libri: se inizio una saga e non ho TUTTI i libri lì, sulla scrivania, mi cruccio sapendoli da qualche parte nel mondo e non lì in casa mia. E quindi torturo le persone che ho intorno.
- Essere portata in posti dove non mi va di andare: succede raramente, ma se succede! Se mi viene in mente di partire da casa sfavata è sicuro che sfracasserò finché non tornerò a casa.
- Cecco e Cipo: a 27 anni (quasi!) quando li sento live (e non solo!) torno quindicenne.

I concerti a cui ho assistito sono pochi ma c'è sempre qualcosa di bello da raccontare!
Adesso divagherò, perché quando parte l'amarcord è difficile fermarsi, ma poi vi racconto anche del concerto di Cecco e Cipo alla Notte Fragolosa eh! Non temete!

I primi due concerti a cui andai furono quello dei Blue e, dopo, quello di Lee Ryan. Ora, lo so che mi state un po' offendendo, ed io vi capisco, ma anche io sono stata una tredicenne bimbaminchia con gli ormoni che ballavano la lambada! E che diamine! Concedetemelo!
Al concerto dei Blue andai con mia cugina, che mi si stava per collassare nella folla e mi costrinse ad andare via, fortunatamente, una ventina di minuti prima della fine del concerto.
A quello di Lee Ryan (che è sempre un figaccione della Madonna!) ricordo che sfiorai veramente la figura di merda: le canzoni del nuovo album io non le sapevo ancora tutte, e lui decise di chiamare una ragazza a cantare con lui sul palco. Quando vidi indicare nella mia direzione vidi già chiaramente la mia figura di merda live nei maxischermi. Chiamò la tipa davanti a me. Thanks God!
Sono stata, poi, due volte a sentire Ligabue a Firenze. La seconda volta, tre anni fa, rischiai di crepare affogata in fila per entrare nello stadio per colpa degli idranti fottutissimi! Roba che mi ci scappava da ridere come una bestia, ma in realtà stavo soffrendo!
Ho poi visto, più o meno, i The Killers e i Blink182.
Il concerto dei Blink l'ho visto da dentro una pianta. Letteralmente. Ero dentro un vaso.
Dopo il concerto dei The Killers, invece, io e la mia amica Martina (ciao Lenc! Invece di mandarmi foto assurde su Whatsapp, abbi la decenza di fermarti un attimo che mi deconcentri!) abbiamo avuto la conferma che come groupie facciamo veramente schifo! Appena finito il concerto, da brave faine, andiamo sotto il palco dove c'era un viavai di gente. Fra questi anche un qualcuno che lavorava dietro le quinte, probabilmente dello staff dei The Killers, che ci invita ad una festa. Noi, in un inglese maccheronico, gli chiediamo dov'era Brandon, perché oh! Noi si voleva lui! Lui ci risponde che era di là, là dietro, "c'mon girls!". Abbiamo abbandonato la nave. Ancora oggi mi maledico. In compenso però ho la bottiglietta di Brandon Flowers!
Abbiamo visto poi, da fuori al SummerFestival qua a Lucca, Robbie Williams. Boia, se ci penso mi riparte l'ormone ballerino!

E poi, per riallacciarmi al perché di questo post nonsense, Cecco e Cipo.
Li ho visti la prima volta live al pub dove vado sempre, e sempre con la gentile presenza della mia amica Martina, che quando siamo insieme succede sempre l'apocalisse.
Quella sera lì, invece che nella mucchia, mi hanno voluta piazzare al bancone. Mi sentivo un po' Homer da Moe, con la differenza che io non avevo sgabelli e sono stata sempre in piedi. Ah, e poi si sa come finisce quando sei piantata al bancone in compagnia, no? Fiumi di birra. Gente che offre. Birre che sfrecciano. Birre che spuntano. Boccali che non puoi rifiutare. Brindisi a cui non puoi sottrarti. Giri pagati che manco il Giro d'Italia! Gente che arriva e giri di bevute che ripartono!
Insomma, dopo il concerto dei miei Ceccheccipo con Martina affronto la folla perché, per diana, volevo farci una foto! Ma la cosa non troppo regular è che si stavano presentando, senza che nessuno gliel'avesse chiesto, gli effetti di tutta quella maledetta birra! E credo di aver ripetuto millequattrocentonovantadue (Ciao, Cristoforo!) volte a Cipo "Siete dei grandi!". Io mi vergognavo di me stessa, gente!
Comunque la foto ce l'ho fatta eh! Con la mia faccia che sembra più tonda di quello che è in realtà e gli occhietti da trota salmonata, ma comunque...

Dài via! Ma chi è quello stoccafisso con C&C?!


E il 30 aprile sono ripartita per tornare a vederli! Da Careggine -perché io e il mio ragazzo eravamo invitati a pranzo lassù fra i monti- a Terricciola alla Notte Fragolosa.
Però è stato tutto mega figo! Primo perché ho visto il "Bottegone della calzatura" che, cioè, se sei toscano e non sei mai stato lì non sei nessuno (immaginatemi che ondeggio e muovo il ditino alla "afrofinger")! Poi perché avevano organizzato delle navette che ti portavano lassù dove c'era la festa e mi hanno evitato quindi le revolverate di moccolini del mio ragazzo alle prese col parcheggio.
Una fiumana di gente. La pazienza già in riserva. Fortuna che non avevo fame!
Arrivati lì abbiamo dovuto cambiare gli euro in "fragodindi". Sì, tutto molto bellino e coccoloso a sentirlo così, ma ad una certa ero quasi sul punto di procurarmi una tavola Ouija ed evocare Cartesio! Non ci capivo più nulla! Cinque rossi, uno giallo. Con uno giallo ci bevi gratis. Rossi, gialli, cinque, uno vale un euro, per bere tre rossi, ambarabacciccìcoccò! Vinti dal fragodindo abbiamo cambiato 20 euro. Ci hanno regalato anche un paio di birre dopo averci definiti "i banditi".

Ma io ero andata lì principalmente per il concerto di Cecco e Cipo! 
Così, dopo l'immancabile fermata in bagno da brava signorina, io e il mio donzello ci accomodiamo (che poi tanto comodi non eravamo, dato che a fine serata avevo un mal di chiappe sensazionale!) sul muretto sotto il palco, in attesa della bolgia.
Ed io li vedevo, il Cecco e il Cipo, che mi passavano davanti! Ma sono pioppina e mi tornava male chiedergli un'altra foto. Anche se lo volevo fare, perché va aggiornata la mia immagine di copertina su Facebook, dai! Principalmente perché me non mi si può vedere!
Ed era altrettanto bello vedere queste ragazzine che scambiavano un tizio che era lì, per Cipo! Queste si fiondavano prendendolo alle spalle, e quando si girava "oddio ho sbagliato! Che figura di merda!"
Che meraviglia ragazze! Vi voglio bene! Mi avete fatta sbellicare!

E poi il concerto è cominciato! Ed io ero mega gasata! Ed è lì che è uscita la quindicenne che è in me! Ventordicimila video, 300 fragofoto, dirette su Facebook!

Cecco e Cipo sono stratosferici. Sono travolgenti. Anche se non sai le loro canzoni ti ritrovi comunque a saltare nella mucchia. Sono divertenti. Due ragazzi alla mano senza la puzza sotto il naso e sempre disponibili con il pubblico.
Sono veramente adorabili.

E così, il 1 maggio all'1.45 di notte, sono rincasata in quel di Lucca dolorante (da tanto che ho saltato come una capretta montana), afona, infreddolita, senza aver toccato niente con le fragole (ero alla Notte Fragolosa!), ma felice inside.
And now aspetto il 9 luglio per vederli di nuovo. E stavolta vado a chiedergli un'altra foto da bimbominkia!


sabato 6 maggio 2017

Più limoni per tutti!

Titolo veramente pessimo e assolutamente ambiguo.
La cosa non era voluta, lo giuro!

Oggi sono a farvi il resoconto dell'ultimo libro che ho letto, ovvero "Il profumo delle foglie di limone" di Clara Sanchez.
Era nella mia wishlist da un bel po' e devo dire che non mi è dispiaciuto. Anche se il titolo, a mio parere, non ci azzecca molto! Dei limoni se ne parla sì e no una volta quando la protagonista ci descrive il giardino! Vabbè!



La storia è ambientata in Spagna, dove le vite di Sandra - una giovane ragazza incinta non troppo sicura di amare il padre di suo figlio e senza idee di futuro - e di un avvenente vecchietto di nome Jùlian si incroceranno in quello che si rivelerà un pericolosissimo e gigantissimo casino!

Sandra durante una sua scampagnata in spiaggia da sola, si sente male e viene soccorsa da una coppia di vecchietti norvegesi che lei stessa incrociava spesso in riva al mare. E' così che fa la conoscenza di Fred e Karin Christensen.
Da quel momento i tre instaurano un legame fortissimo che porterà addirittura la ragazza a trasferirsi a casa loro a Villa Sol e a considerarli un po' come i nonni che non ha mai avuto.

E fin qui è tutto molto carino e coccoloso. Ma ma ma...

Jùlian, invece, approda in Spagna dall'Argentina dopo aver ricevuto una lettera dal suo storico amico Salva.
Il contenuto della lettera è così importante che il vecchietto, nonostante gli acciacchi dell'età, non ci pensa due volte a prendere l'aereo e volare da lui. Al suo arrivo, però, scopre che il suo vecchio amico era morto già da un po'.
Così decide di andare avanti da solo e portare a termine la missione che insieme avevano intrapreso anni e anni fa: continuare la caccia ai nazisti.
Nella lettera che Salva aveva inviato a Jùlian, infatti, gli comunica che durante tutti questi anni le sue ricerche erano andate avanti e aveva individuato alcuni dei peggiori nazisti con i quali avevano avuto a che fare anni fa.

Jùlian e Salva, infatti, erano entrambi prigionieri nel campo di concentramento di Mathausen e dandosi forza e coraggio l'un l'altro sono riusciti ad uscirne vivi, seppur con tanto dolore, rabbia e voglia di vendicarsi.

E' per questo motivo che Jùlian e Sandra si conosceranno.
Perché non è tutto oro quel che luccica e non si sa mai fino infondo chi abbiamo davvero vicino.
Perché fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio.
Perché il male, spesso, si traveste da bene. E ci riesce con una facilità estrema...

"La verità è che non puoi proteggere nessuno dalle delusioni. 
Se lo sottrai a una, ne arriva subito un'altra, come se ciascuno fosse destinato
a viverne una quantità stabilita".

Il libro mi è piaciuto? Sì.
Seppur sia una storia quasi in verosimile, mi piace molto l'interazione che si crea fra due persone così diverse fra loro: una ragazza ingenua tutta piercing e tatuaggi e un vecchietto che vuole riscattarsi, prendersi la sua giustizia, a nome suo, di Salva e di tutti coloro che hanno vissuto l'orrore dei campi di concentramento.
Una lettura che scorre veloce, anche se il finale mi ha fatto un po' storgere la bocca. Ho però apprezzato il fatto che non sia stato stravolto eccessivamente da chissà quale roba! E' un finale realistico e direi che può andare bene così.

Ho visto che c'è anche un seguito, "Lo stupore di una notte di luce", e la cosa non mi entusiasma.
Per me la storia doveva finire lì. Perché tirarla troppo per le lunghe?! Ok, ci sono cose che si chiudono così dal nulla, persone che spariscono e non si sa dove, faccende quasi in sospeso, ma se si vuole mantenere una sorta di "autenticità" bisognava fermarsi lì!
Il libro, sicuramente, lo prenderò. Sperando che ne valga la pena!
Io parto prevenuta! Spero di avere un riscontro positivo!

Ps che non c'entra nulla: lassù in alto a sinistra ho aggiunto il bottone "Instagram", così se volete mi trovate anche lì!

mercoledì 12 aprile 2017

Liberi di compiere i nostri atti osceni

Vedevo questo libro ovunque.
E non vi sto a negare che la cosa che mi ha più attirata è la copertina, con quella sorta di "di dietro".
Un libro con una copertina così deve essere epico per forza!

Epico epico non è stato, però non mi è nemmeno dispiaciuto. E' un libro molto carino, ed è anche difficile raccontarvelo.

Racconta, in prima persona, la vita di Libero, attraverso tutte le sue fasi: "infanzia, adolescenza, giovinezza, adultità e nascita".
Ambientato tra Milano e la Francia, e ricco di espressioni e frasi in francese, il libro parla del sesso -e del rapporto che Libero ha con esso- senza pudore, senza volgarità. Niente di troppo scandaloso.
Anzi! In moltissime cose mi ci sono riconosciuta!
In ogni fase della sua vita vede il sesso in un modo differente. Cosa condivisa più o meno da noi tutti.

Il protagonista, Libero, è un ragazzo che ho trovato adorabile fin da subito,
Il suo attaccamento al padre, che vede quasi come un eroe, l'amore riscoperto per i libri e per la politica, la curiosità nei confronti del sesso, il voler scoprire i lati nascosti e i suoi intelligenti punti di vista nei confronti dell'altro sesso.
E' un bel tipetto, che conoscerete a fondo solo se leggerete il libro, cosa che vi consiglio.

"In una storia d'amore ci si appropria dell'altro e l'altro si
appropria di noi.
Le mani, gli occhi, il volto, la pelle, i sessi, e più il tempo di legame dura
e più l'identità singola si dissolve.
Diventa due".

Fra l'altro ho letto in una sua intervista che quella roba in copertina è un culo veramente! E' l'immagine di una modella fotografata negli anni '70, scattata in modo che non se ne capisse il sesso.

E, altra cosa simpatica, dietro il libro c'è un'opinione di Emmanuel Carrère (ovvero che Missiroli è uno scrittore d'eccellenza).
E di chi era il libro che ho letto precedentemente?!
Giuro che non l'ho fatto a posta!


sabato 8 aprile 2017

Avversari di noi stessi

Non fatevi ingannare dalle poche pagine! E' un libro che esplode!
Che poi la storia delle poche pagine è relativa, eh!
Per me sono poche.

"L'avversario" di Emmanuel Carrère fa parte della collana di libri che si trovano in allegato con "La Repubblica" e "La Stampa", se non vado errando.
Sono titubante al riguardo perché il bar dove ogni domenica prendo il libro della settimana mi lascia solo il libro, e a noi ci va bene così.
Alla fin fine mi interessa solo quello!

Luc e Jean Claude Romand sono amici di vecchia data. I due si sono conosciuti all'università e da lì non si sono più lasciati. La loro amicizia si consolida giorno dopo giorno e li porterà, addirittura, ad essere vicini di casa.
La vita scorre normalmente nel loro quartiere finchè una notte un incendio divampa nella casa di Jean Claude.
Una tragedia.
I due figli e la moglie di Jean Claude non ce la fanno. Jean Claude, invece, sembra che sopravviverà.
Luc, da parte sua, arriva quasi a sperare che il suo vecchio amico raggiunga la sua famiglia per evitare il dolore che lo travolgerebbe una volta svegliatosi.

Le autorità, nel frattempo, svolgono le loro indagini per capire l'origine dell'incendio.
E da qui ha inizio il vero tracollo della vita di Jean Claude.

Si scopre non solo che moglie e figli sarebbero stati uccisi prima dello scoppio dell'incendio, ma che anche i genitori del signor Romand siano stati uccisi.
Da chi? Chi avrebbe fatto una strage del genere?

Il protagonista non ce la racconta giusta. Per niente.

Le indagini proseguono e viene fuori che la vita di Jean Claude è una menzogna continua.
Niente laurea in medicina come tutti credevano (famiglia compresa). Niente lavoro come ricercatore all'OMS. Niente super stipendi. Tradimenti. Menzogne. Bugie. Contraddizioni.

Il signor Romand è un assassino che ha vissuto per anni nella menzogna senza che nessuno se ne accorgesse. Tutto studiato minuziosamente per far tornare le cose e non destare sospetti.

Dopo anni passati in carcere uno scrittore si interessa al suo caso e decide di scrivere un libro sulla sua storia.
Presiedendo al processo scoprirà cosa accadeva veramente nella mente di Romand, instaurando con lui quasi un rapporto di amicizia.

Ho adorato questo libro. Pagina dopo pagina.
Mi è piaciuto un sacco il fatto che l'autore non si sia focalizzato solo ed esclusivamente sull'orrore che ha commesso Jean Claude, ma che abbia fatto una panoramica sul perché è arrivato a questo gesto. Su cosa è accaduto prima e  sulla "reazione a catena" che ha portato - quasi costretto - il signor Romand a mentire per anni e anni a tutti senza mai essere scoperto.
Guarda le cose da un punto di vista oggettivo. Resta sempre molto obiettivo senza mai puntare il dito contro all'assassino. Anzi! Si arriva ad un punto in cui quasi si compatisce, nonostante la mostruosità che ha compiuto.

Se vi piace il genere, leggetelo!

Ps: scusate per l'abominio di recensione, ma con libri del genere il rischio di spoilerare è troppo alto. Meglio dire poche cose e vaghe. Il resto, se vi andrà, lo scoprirete da soli.


mercoledì 29 marzo 2017

Dopo di lei... sei diventato un po' tordello!

Ecco, a me questi "libri cazzata", come li chiamo io, intrippano in una maniera illegale!
E sono consapevole del fatto che siano, appunto, delle cazzate di storie immonde ma mi tengono con la faccia incollata alle pagine finché non ho un occhio che guarda Lucca e l'altro il Burundi!

Il libro in questione è "Nothing More - Dopo di lei" di Anna Todd. Mi è stato regalato per Natale dalla mia migliore amica perché si ricordava che un bel po' di tempo fa lessi il primo libro della serie "After". Quest'altra serie, infatti, è collegata a quella.
Mi fermai al primo.
Se non ricordo male perché non riuscii a trovare il secondo su ebook, una cosa tira l'altra e me lo scordai proprio!

Sono quelle storielline d'amore, un po' tragiporno, che sono tanto in voga adesso.
Il brutto è che ci schioccano litri e litri di romanticismo e sdolcinatezze varie che, nonostante siano piuttosto estranee dalla mia persona, mi incantano!
Che stregoneria è mai questa!?
Con la faccia a pesce lesso mi ritrovo sempre a sospirare, fra me e me "nooo, bellinoooo!... Ma che amore!... No! Non lo puoi trattare male! Io ti denuncio alle autorità!" e via discorrendo!

In questo libro si parla di Landon, che sarebbe il fratellastro di Hardin e il nuovo coinquilino di Tessa.
Hardin e Tessa sono i protagonisti della storia travagliata di "After", la serie precedente a questa.
Faccio un po' d'ordine che sennò in tutte queste parentele non ci si capisce più nulla.

Landon è me al maschile. Non che io sia adorabile, carina e coccolosa come lui!
Siamo uguali sotto tanti aspetti: patiti di Harry Potter, taciturni e tranquilli, più inclini a far star bene gli altri senza pensare troppo a noi stessi, amanti della solitudine e dei libri, facciamo una figura di merda dopo l'altra e spariamo la battuta giusta al momento giusto.

Questo libro non racconta una storia vera e propria, diciamo che è l'incipit della storia che, son sicura, si svilupperà nel secondo libro.

La prima parte, infatti, ci fa conoscere Landon attraverso storie di vita quotidiana.
Ci viene presentato come un ragazzo quasi perfetto con la testa sulle spalle, riservato, timido al momento giusto, gentile e premuroso, innamorato della sua famiglia, attaccatissimo alla sua coinquilina che è stata sentimentalmente ferita dal suo fratellastro stronzo.
Tormentato ancora dal ricordo della sua ex, Dakota, passa le giornate lavorando in un bar e studiando. La sua vita scorre tranquilla finché non arriva Nora, un'amica di Tessa, a turbarlo emotivamente. Infatti i due iniziano uno strano gioco di "ti salto quasi addosso quando siamo in cucina". Nonostante il ricordo della sua ex lo freni molto, Landon è attratto da Nora come una calamita. Ma la cosa si ferma sempre in tempo.
Mille dubbi, mille domande e il pessimismo cronico (ecco, anche in questo ci somigliano!) lo tormentano.
Una sera Nora lo invita ad uscire con lei e le sue coinquiline. Lui, gasatissimo inside, accetta sentendosi però in colpa.
Landon, per favore, ma che bischero sei diventato?! Ancora con questa Dakota?! Dai, quando la incroci ti caga a malapena! E ha anche il nome delle salsicce della Aia! Su!
Tutto bello figo e pronto alla serata parte alla volta del locale.
Indovinate chi è una delle coinquiline di Nora! Esatto! Dakota!
Sicché viene fuori la terza guerra mondiale! Lo sapete, no, casini che vengono fuori quando due ragazze litigano!
Landon allibito, Nora sconvolta perché Dakota non aveva mai fatto il nome di Landon e quindi non ne sapeva nulla, e Dakota sbronza marcia mega offesa fugge dal locale.
Il nostro amico deve prendere una decisione: rimanere lì con Nora o andare dietro alla sua ex?
Il tordello, ovviamente, va dietro alla sua ex. Gesto galante e premuroso o meno, sei un bischero!
La porta a casa sua per farla riprendere, spiegandole che fra lui e Nora non c'era niente. Lei tenta il colpo ma, grazie a Dio, lui non cede. Dopo urli e scenate Dakota si addormenta e la mattina, senza nemmeno ringraziare quel poveraccio, se ne va via in punta di piedi.
Nora e Landon decidono di provare a restare semplici amici senza saltarsi addosso.
Ma ce la faranno?

Ecco, io ora devo avere per forza anche gli altri libri perché sennò non ci dormo! Argh!

Questo genere qua, per quanto leggero e frivolo sia, mi intrippa sempre un sacco. Sono storie quasi al limite del reale. Ogni tanto mi ci vuole una dose di zucchero tripla.

Comunque nessun'altra serie batterà mai quella di "Uno splendido disastro"!
Ho ancora in corso, dopo anni, una cotta bestiale per Travis Maddox!